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Come Mai Parlo Italiano?

Professor Charles F. Hofacker

Questa domanda, la sento spesso quando mi trovo in Italia.

Sto ancora cercando, dopo quattro o cinque anni di viaggi lì, di formulare una risposta che abbia almeno un minimo di senso.

So che devono porsela anche i miei. Sono per sette ottavi tedesco e per un'ottavo irlandese. Lasciamo perdere quale mia parte appartiene a quale popolo, OK?

Comunque, da qualche parte sette bis-nonni mi guardano scuotendosi la testa, e l'ottava bis-nonna magari cerca di decidere se piangere o ridere. Poveretta!

A dire la verità, voglio munirmi di una risposta perchè chi mi pone questa domanda non mi consideri pazzoide al 100%. Va bene, ci proviamo.

Per cominciare, e necessario un raccontino di storia, la mia. Ascolti mai il "programmuccio" di Fabio e Fiamma, La Trave Nell'Occhio, sulla Radio Due alle 8.00? Fiamma dice che quando ci si innamora, si sente un "tac". Sì, credo che la parola sia "tac", ma dell'ortografia non sono sicuro.

La prima volta che andai in Italia, era nel '98. Non sapevo dire nemmeno una parola d'italiano. Sceso dall'aeraeo, stavo per fare un passo sulla pista di rullaggio. E quando il mio piede toccò terra italiana, asfaltata come quella che c'era a Malpensa, dissi a mia moglie <<Hai sentito qualcosa?>>

Mi rispose <<Non ho sentito nulla. Che cosa hai sentito tu?>>

<<Non lo so. Mi è sembrato un "tac". Che vuol dire "tac?">>

Eccoci qua, cinque anni dopo. Che specie di spiegazione abbiamo?

<<Senta Signora, parlo italiano perché qualcosa mi ha colpito all'aeroporto. Non mi sento lo stesso da allora. ... E già. Pensavo anch'io che fosse stato un uccello.>>

No, non posso. Devo inventare qualcosa di più credibile. Che ne pensi di queste proposte?

  • Ero Italiano in una vita precedente. Non dico quella appena prima di questa. La penultima. Ma se avessi vissuto prima in italia, questa volta non avrei dovuto studiare così sodo la grammatica italiana, no?

  • La cucina italiana certamente consente una buona scusa per buttarsi nello studio del congiuntivo. <<Come mai lo parlo? Allora signora, Le ammetto che è stato quel piatto di bucatini all'amatriciana che mangiavo in piazza San Silvestro.>>

Ecco qualche altra possibilità:

    Negozietti di moda,
    il bar all'angolo,
    nonne che vanno in bici,
    gerani sul balcone,
    le nuvole che Tiziano dipinse,
    il frastuono dopo un gol in casa,
    il mercatino del Giovedì mattina,
    un mezzo bicchiere di vino a pranzo,
    il piacere del tu,
    la gentilezza del Lei,
    i navigli a Milano,
    Bush raffigurato a Viareggio,
    la "C" pronunciata a Firenze,
    i polizieschi ambientati a Roma
    e io lì tra le rovine quando c'è foschia.

Alla fine i fatti strani di questo caso mi spingono ad ammainare la banderia logica. Concludo che non ci sia una spiegazione. Chi può spiegare una passione?